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Vincent Van Gogh

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Nel (di)segno di…
VINCENT VAN GOGH
A cura di Chiara Silva

Non possiamo entrare nel “segno” di Vincent Van Gogh senza entrare, almeno per un attimo, nei suoi occhi, per vedere come lui.
La sua instabilità interiore e la sua personalità fragile e tormentata sono note praticamente a chiunque abbia anche solo orecchiato qualcosa di arte. La sua fu una profonda solitudine dell’anima e l’arte, la pittura in particolare, fu ciò che diede un preciso indirizzo alla confusione e all’inquietudine della sua anima.
Un artista trova se stesso e parla al mondo attraverso le sue opere; ebbene, ciò che dobbiamo immediatamente capire, vedendo con gli occhi di Van Gogh, è che la sua è stata una ricerca di verità, cioè una volontà di rappresentazione della reale percezione di un oggetto, una figura, un paesaggio, proiettando in essa se stesso e trasfigurandola secondo i propri sentimenti.
È la natura a modellarsi in lui, deformandosi secondo le forme del proprio pensiero.
Van Gogh produce un numero elevatissimo di disegni, sicuramente meno celebri dei suoi dipinti ma, se ne osserviamo alcuni, sarà facile notare analogie strettissime tra l’uso delle matite dei gessetti e degli inchiostri e l’uso del colore a olio.
Lo stesso segno impiegato nei disegni si ritrova nella pittura come una firma, un tratto distintivo e inconfondibile.

Van Gogh disegna e dipinge con una velocità incredibile, quasi come se con la mano seguisse l’urgenza interiore di esprimersi. È il sentimento che agisce, non tanto la ragione. Lui stesso afferma che le pennellate, i segni, vanno veloci come le parole di un discorso. I segni si ripetono, ossessivamente, frammentati e calcati, più lenti o più veloci, ma con una precisa funzione espressiva più che come mezzo descrittivo.
Questo è il nodo centrale del discorso, perché questo tipo di disegno cerca la maggior forza espressiva possibile, la sua verità interiore in quello che vede.

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13 febbraio 2015
La penna Bic



bicPer la rubrica “DOVE HO SBAGLIATO?” oggi affronteremo un nuovo tema:

Come realizzare un chiaroscuro con la penna Bic.

Tutti abbiamo a casa, in ufficio, in astuccio una penna Bic.
Anche oggi, nonostante pian piano carta e penna stiano lasciando sempre più il posto alle tastiere del computer o agli schermi di un tablet, la penna a sfera è ancora lo strumento più leggero, pratico e portatile per appuntare ciò che si vuole ricordare o fissare.
Il disegno può anche essere pensato come “un’appunto visivo”, perché a volte non necessariamente le parole esprimono in modo efficace tutto ciò che vogliamo comunicare.
Proprio perché la penna a sfera è uno strumento universale e molto pratico, ho pensato di preparare un piccolo tutorial che spiega e mostra come la penna Bic possa essere protagonista del disegno e come, attraverso il suo utilizzo in questo ambito un po’ speciale, sia possibile imparare davvero molto.

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29 gennaio 2015

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